Risanamento Conservativo del Mulino di Prariond

Progetto di risanamento conservativo del mulino storico nel Comune di Valgrisenche, finanziato dal PNRR. Un'opera di valorizzazione dell'architettura rurale alpina che restituisce alla comunità un bene di straordinario valore storico e culturale, testimonianza dell'ingegneria idraulica tradizionale.

Il Villaggio di Prariond

Il villaggio di Prariond sorge in destra orografica della Dora di Valgrisenche, in una conca rotondeggiante che probabilmente un tempo ospitava un lago. Il toponimo, la cui grafia, nel tempo, si è modificata (da Praryon a Prarion ed infine a Prariond) è di probabile origine celtico-salassa e dovrebbe significare prato recintato e coltivato e descrive la struttura agraria del villaggio (Radice=Prar "terra recintata"; suffisso "-iond" collettività, abbondanza). Quindi Prariond significherebbe letteralmente "l'insieme dei prati recintati o "il territorio dove abbondano i piccoli appezzamenti chiusi".

Il nucleo abitato rappresenta un eccellente esempio di architettura rurale alpina, con edifici di particolare valore storico risalenti principalmente al 1700-1800. Come tutti i villaggi di montagna, Prariond disponeva di strutture comunitarie: il mulino, due forni, una cappella e una fontana.

Oggi (2023) il villaggio è vitale, con 6 nuclei familiari residenti tutto l'anno, di cui 2 con bambini in età scolare. Durante l'estate la popolazione aumenta significativamente con l'utilizzo delle seconde case.

Attività presenti

  • Azienda agricola zootecnica
  • Laboratorio di scultura
  • Guida alpina
  • Agronomo
  • Artigiani (falegname ed edile)

Patrimonio Architettonico

Granaio del 1617

Rascard di particolare interesse architettonico, restaurato nei primi anni '90

Cappella di San Germano

Edificio sacro del 1640, censito come bene monumento (scheda n.21 del Piano Regolatore Generale Comunale)

Forni comunitari

Due forni storici, uno dei quali recuperato negli ultimi 10 anni

Il Mulino

Unico mulino rimasto in tutta la valle, risalente almeno al 1734

Il villaggio ricade in sottozona Ae10 della variante al PRGC, mentre il mulino è in zona agricola Eh4. Dal secondo dopoguerra, gli edifici privati sono stati oggetto di restauri conservativi che li hanno riportati in ottimo stato.

Storia Documentata del Mulino

1734

La presenza del mulino è documentata in un'antica cartografia della Valgrisenche (da Planaval, al capoluogo) custodita presso lo stesso Comune e gli archivi storici della Regione Valle d'Aosta. La mappa fu redatta dall' ing. Paolo Marenco, nominato il 31.8.1734, in qualità di esperto, dalla Real Camera di Torino, in riferimento a una controversia sui confini di proprietà di terreni e immobili, tra nobili locali (conte Jean Gaspard de la Tour de Sarriod e Signor Francois Joseph de Lostan, contro il Barone Claude de Bloney) .

Il mulino, quindi, nel 1734 risultava già operativo. E' l'unico impianto di questo tipo rappresentato nella mappa, a testimonianza della sua importanza e di quella del villaggio di Prarion(d).

1865

In una lettera del 17 settembre 1865 dell'allora Sindaco di Valgrisenche Frassy, in riscontro ad una richiesta della Prefettura di Torino a tutti i Sindaci, inerente la statistica dei molini e delle macine per i cereali (archivio storico del Comune di Valgrisenche), vengono elencati i proprietari dei vari Mulini esistenti e funzionanti, sette in tutto: il proprietario di quello di Prariond risultava essere Viérin [Alessandro] Isidore, un antenato della famiglia Vierin, che aveva avuto 12 figli!

La proprietà viene poi meglio definita negli atti di divisione, fino al 1938, quando venne attribuita agli eredi come "diritti" di utilizzo.

L'edificio è inserito in catasto al Foglio n.7 Mapp. n.62.

Caratteristiche Architettoniche

Struttura

Pianta rettangolare di circa 4,20 x 3,50 metri con muri in pietra a secco doppi, costituiti da pietre affiancate e a tratti passanti per garantire maggiore stabilità.

Copertura

Tetto a due spioventi con orditura in legno ricoperto in lose (lastre di pietra tradizionali).

Aperture

Una finestrella in legno sul lato nord ed una porta in legno sul lato ovest

Pavimentazione

Lose posate e affiancate senza legante, con lastroni di pietra ai margini dell'alveo del torrente che lo attraversa, come piano di calpestio.

L'edificio era costruito direttamente sopra il torrente, che lo attraversa al suo interno, una soluzione ingegneristica che permetteva di sfruttare direttamente la forza idraulica per azionare il meccanismo di macinazione.

Il Meccanismo Idraulico

Il mulino di Prariond funzionava con un sofisticato impianto a ruota orizzontale. L'acqua veniva captata a monte tramite una piccola diga di sassi che ne innalzava il livello e ne garantiva una portata costante nelle canaline in legno.

01

Captazione

L'acqua veniva prelevata dal torrente di Prariond.

02

Trasporto

Una serie di canalette in legno (roggia) di circa 30 metri trasportavano l'acqua, supportate da due piloni in pietra.

03

Accelerazione

I due piloni permettevano l'innalzamento e l'inclinazione graduale delle canaline verso il mulino, conferendo alla canalina finale, una maggiore pendenza e quindi una potenza superiore al flusso dell'acqua che colpiva le pale della turbina.

04

Azionamento

L'acqua colpiva le pale a cucchiaio della ruota orizzontale, generando il movimento rotatorio della turbina.

05

Scarico

L'acqua veniva restituita al torrente tramite il canale di scarico che fuoriusciva a valle dell'edificio.

La regolazione del flusso era garantita da un canale di derivazione con valvola (paratoia), inizialmente in legno e successivamente in ferro.

La Ruota e la Macina

La Ruota Idraulica

La ruota orizzontale ricostruita è in legno di larice.

Formata da un fusto di legno a tronco di cono, rinforzato da due cerchi in ferro. Nella sua porzione inferiore sono ricavate, a raggiera, delle feritoie in cui sono fissate, per mezzo di zeppe, le dodici pale a forma di semicucchiaio, che formano la ruota orizzontale.

Il fusto è solcato, internamente, in senso verticale, da una profonda scanalatura rettangolare, in cui è inserito il palo di ferro o albero di trasmissione, la cui estremità inferiore, a forma di freccia, termina con un perno/punteruolo che si appoggia in una sede semisferica scavata in un blocchetto in ferro (bronzina), inserito in una scatola di legno rettangolare, incastrata in un incavo, al centro della banchina.

La Macina

Formata da due mole circolari, originariamente in pietra di S. Marcel: cloritoscisto granatifero. La mola superiore rotante, di 85 cm di diametro e 3,5 cm di spessore, era costituita da tre settori circolari contenuti da un cerchio in ferro.

La foto evidenzia dove e come è stata rinvenuta all'atto dell'inizio dei lavori per il risanamento conservativo del bene.


Stato di Degrado prima dell'intervento

Struttura muraria

I muri sui lati nord ed est erano pressoché crollati. Il tetto, anch'esso parzialmente crollato, era sostenuto precariamente da un travetto-puntale, posizionato dai comproprietari

Serramenti

La finestrella nord era crollata con il muro. La porta in legno, ammalorata alla base, si apriva a fatica essendo rimasta incastrata dal cedimento dei travi

Sistema idraulico

I piloni di supporto delle canalette erano crollati, ma se ne leggevano ancora le tracce. Delle 3 canalette in legno se ne è recuperata solo una, di 32 cm di diametro, utilizzata ora per altre finalità (fioriera), le altre sono marcite.

Meccanismi interni

Sia l'originaria ruota idraulica orizzontale, che la tramoggia in legno sono andate distrutte o marcite, insieme agli altri meccanismi lignei.

Si sono recuperate e riutilizzate, invece, alcune parti in ferro (albero di trasmissione e valvola a farfalla).

L'antica macina in pietra di S. Marcel è stata debitamente esposta e valorizzata.

La macina.

Parte dell'antica macina in cloritoscisto granatifero di S. Marcel, era ancora sepolta sotto il crollo. La mola superiore, costituita da tre settori circolari, presenta un diametro di 85 cm. Quella inferiore risulta parzialmente spezzata.

L'intervento di "Risanamento Conservativo"

Il progetto di "risanamento conservativo", ha previsto il ripristino funzionale dell'edificio a scopo culturale e didattico, riutilizzando, ove possibile, tutto il materiale originale ancora presente in loco. Particolare attenzione è stata posta alla tipologia di legante per le murature in pietra.

Consolidamento strutturale

Ricostruzione dei muri crollati utilizzando le pietre originali e leganti di malta compatibili. Consolidamento di quelli solo parzialmente compromessi, utilizzando in parte malta esente da cemento.

Copertura

Rifacimento del tetto con travatura in legno di larice locale (orditura principale: trave di colmo, dormienti, puntoni e secondaria: arcarecci e correnti, senza tavolato in quanto non presente in origine) e manto di copertura in "lose" tradizionali.

Sistema idraulico

Ricostruzione delle canalette in legno e del sistema di captazione dell'acqua.

Meccanismi interni

Ricostruzione e/o riassemblaggio del dispositivo idraulico per il funzionamento del mulino, in parte ricostruito ed in parte recuperato: il ritrecine o ruota idraulica con il suo fusto di legno, i cucchiai di legno incastrati nelle feritoie della sua parte terminale, l'albero di rotazione, la valvola a farfalla, le due mole, il bancone di appoggio che ne supporta l'intero peso, il regolatore o meccanismo a leva che permette di variare l'inclinazione del complesso modificando la distanza fra le due macine e regolando così la finezza della farina.

Il legno necessario per travatura, serramenti, meccanismo di funzionamento (turbina, ecc), canalette è stato recuperato localmente (larice). L'acqua del torrente, già naturalmente incanalata nell'edificio, è riutilizzata per ripristinare l'antico meccanismo.

Valorizzazione Culturale e Accessibilità

Allestimento didattico

L'interno è stato completato con 1 pannello esplicativo trilingue (italiano, francese e patois) sulla terminologia del funzionamento del mulino.

Accessibilità

L'accesso al mulino, è previsto con servitù di passaggio attraverso il prato a sud e sarà reso fruibile con un tracciato che si distacca dalla strada comunale. Saranno definiti orari e giorni di visita.

Pannelli didattici

Informazioni sulla storia, il progetto ed il funzionamento del mulino, saranno disponibili su tre pannelli esposti sia in esterno che all'interno con applicazione di un QR Code per implementazione contenuti anche nel tempo.

Il progetto di rigenerazione e valorizzazione dell'architettura rurale restituirà alla comunità un bene di straordinario valore storico, testimonianza dell'ingegneria idraulica tradizionale e della cultura materiale alpina.

Crediti del Progetto

Il successo del risanamento conservativo del Mulino di Prariond è il frutto della dedizione e della collaborazione di professionisti e istituzioni.

Finanziamento e Tutela

PNRR, M1C3 – INVESTIMENTO 2.2 finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU, Codice CUP: B87B22000280004, Ministero della Cultura, Assessorato regionale beni e attività culturali per la Valle d'Aosta, Dipartimento Soprintendenza per i beni e le attività culturali, Struttura Patrimonio archeologico e restauro beni monumentali.

Comune di Valgrisenche

Uffici tecnici e archivio storico

Progettazione Architettonica e Direzione lavori

Arch. Danilo Montovert

Collaudo

Ing. Gianluca Guglielmetti

Relazione geologica e geotecnica

Geologo Mario Ravello

Rilievo topografico GPS e rilievo con lazer scanner

Geom. Rosset Christophe - Geom. Andres Fernando Tomas

Realizzazione opere

Impresa Mario Bethaz

Consulenza Storico-Tecnica

Associazione Italiana Amici dei Mulini Storici (AIAMS)- Sezione Valle d'Aosta, referente Corinne Artaz

Struttura Patrimonio archeologico e restauro beni monumentali, Ufficio archeologia, didattica e valorizzazione - Gabriele Sartorio

Analisi dendrocronologica

Laboratoire Roman de dendrochronologie - Sara Lason, Jean-Pierre Hurni et Bertrand Yerly

Realizzazione componenti lignee del meccanismo di funzionamento

Maestro Falegname Sergio Vierin

Traduzione testi in patois

Guichet Linguistique de la Vallée d'Aoste - Ivette Buillet, Daniel Fusinaz

Ringraziamenti

Un ringraziamento speciale a tutti coloro che hanno contribuito con la loro expertise e passione a riportare in vita questo importante patrimonio storico, con particolare riferimento ai signori Renato Agazzini, Sergio Ferrol, Romano Nouchy.